
Recensione pubblicata su Giovani.it
“Il secondo album è quello più difficile nella
carriera di un artista”, così recitava Caparezza nel
suo fortunato “Verità
Supposte”, il disco della consacrazione
trainato dal singolo tormentone “Sono fuori dal
tunnel” na na na.
Nel frattempo il riccioluto Molfettano ha fatto poker, quattro
lavori che sono sempre un dito puntato contro le
imbecillità, i malaffari, il costume corrotto di
questa povera e sgangherata Italietta in cui il modello vincente
è il super macho, la soubrettina e tanti giovani il cui
unico scopo nella vita è l'apparire, schiavi della
lettura dei propri myspace, blog e chat piuttosto che dei libri.
Ma come ormai ci ha abitutato da tempo, lo
“j'accuse” di Capa gioca con l'ironia, le frasi
ad effetto che sono costruite anche con una forma e contenuto
intelligente quanto spassoso, proprio come la sua musica che
assolutamente non si può circoscrivere al solo recinto del
rap.
Infatti.
anche in questo nuovo “Le dimensioni del mio
caos” il rock gioca la sua preponderante parte con
chitarre belle massicce quando c'è da rinvigorire
l'arrabbiatura presente in un testo o verso, ma si utilizzano anche
marcette, elettronica, pop spumeggiante sempre caratterizzata da suoni
molto minuziosi.
La lingua poi è un continuo fiume in piena ma sempre ben in contatto con il cervello che ha ideato la storia di
due personaggi quali Ilaria Condizionata e Luigi Delle
Bicocche, protagonisti che sono lo specchio di questi tempi
bui in cui il sorriso si sposa con una risata amara.
Ilaria è una sessantottina che, risucchiata in un vortice
spazio temporale causato dalla scarica elettrica della chitarra di Jimi Hendrix che la stava distruggendo in uno dei suoi famosi concerti, si ritrova
proiettata velocemente nei nostri giorni. E subito quei valori di pace
e libertà, in verità assai
“modaioli” all'epoca per una buona parte dei suoi
manifestanti, vengono del tutto annichiliti dai piaceri artificiali del
telefonino e di tutta la tecnologia e falso benessere che caratterizza
l'attualità.
L'altro
primo attore è Luigi Delle Bicocche, operaio
(cassaintegrato) che è lo specchio del'altra
Italia, di quella che non dorme la notte preoccupata per le spese costanti a cui è sottoposta mentre in tasca non entra nulla
poiché magari non si ha nemmeno più
lavoro.
Ed ancora la polemica è contro la cultura del
“super uomo” in cui si è
veramente qualcuno solo se si ha il Suv, si guarda l'altro in cagnesco,
se si maltratta in vari modi la compagna.
Per l'artista pugliese il vero uomo è colui che sa
lavare anche i piatti.
Probabilmente qualche critico saccente indicherà questo
nuovo lavoro come una versione serie b di Elio e le Storie Tese,
senza scomodare addirittura Frank Zappa, ma
probabilmente qui non servono proprio confronti perché
Caparezza fa stile a sé e di questi tempi è una
grande, grandissima cosa.
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