15 Maggio 2008

RECENSIONE: CAPAREZZA "LE DIMENSIONI DEL MIO CAOS"

                          

Recensione pubblicata su Giovani.it

“Il secondo album è quello più difficile nella carriera di un artista”, così recitava Caparezza nel suo fortunato “Verità Supposte”,  il disco  della consacrazione trainato dal singolo tormentone “Sono fuori dal tunnel” na na na.
Nel frattempo il riccioluto Molfettano ha fatto poker, quattro lavori che sono sempre un dito puntato contro le imbecillità, i malaffari, il costume corrotto di questa povera e sgangherata Italietta in cui il modello vincente è il super macho, la soubrettina e tanti giovani il cui unico scopo nella vita è l'apparire, schiavi  della lettura dei propri myspace, blog e chat piuttosto che dei libri.
Ma come ormai ci ha abitutato da tempo, lo “j'accuse” di Capa gioca con l'ironia, le frasi ad effetto che sono costruite anche con una forma e contenuto intelligente quanto spassoso, proprio come la sua musica che assolutamente non si può circoscrivere al solo recinto del rap.

Infatti. anche in questo nuovo “Le dimensioni del mio caos” il rock gioca la sua preponderante parte con chitarre belle massicce quando c'è da rinvigorire l'arrabbiatura presente in un testo o verso, ma si utilizzano anche marcette, elettronica, pop spumeggiante sempre caratterizzata da suoni molto minuziosi.
La lingua poi è un continuo fiume in piena ma sempre ben in contatto con il cervello che ha ideato la storia di due personaggi quali Ilaria Condizionata e Luigi Delle Bicocche, protagonisti che sono lo specchio di questi tempi bui in cui il sorriso si sposa con una risata amara.
Ilaria è una sessantottina che, risucchiata in un vortice spazio temporale causato dalla scarica elettrica della chitarra di Jimi Hendrix che la stava distruggendo in uno dei suoi famosi concerti, si ritrova proiettata velocemente nei nostri giorni. E subito quei valori di pace e libertà, in verità assai  “modaioli” all'epoca per una buona parte dei suoi manifestanti, vengono del tutto annichiliti dai piaceri artificiali del telefonino e di tutta la tecnologia e falso benessere che caratterizza l'attualità.

L'altro primo attore è Luigi Delle Bicocche, operaio (cassaintegrato) che è lo specchio del'altra Italia, di quella che non dorme la notte preoccupata per le spese costanti a cui è sottoposta mentre in tasca non entra nulla poiché magari non si ha nemmeno più lavoro. 
Ed ancora la polemica è contro la cultura del “super uomo” in cui si è veramente qualcuno solo se si ha il Suv, si guarda l'altro in cagnesco, se si maltratta in vari modi la compagna.
Per l'artista pugliese il vero uomo è colui che sa lavare anche i piatti.
Probabilmente qualche critico saccente indicherà questo nuovo lavoro come una versione serie b di Elio e le Storie Tese, senza scomodare addirittura Frank Zappa, ma probabilmente qui non servono proprio confronti perché Caparezza fa stile a sé e di questi tempi è una grande, grandissima cosa.

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